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UNA STRAORDINARIA DOCUMENTAZIONE DI VITA,
DI STORIA E ARTE VENEZIANA TRA OTTO E NOVECENTO


Tra i lasciti più importanti pervenuti all'IRE nel corso del Novecento, il Fondo Tomaso Filippi (Venezia 1852-1948) è uno dei tesori fotografici più notevoli a livello nazionale per completezza e dimensioni. 7.760 negativi, 20.000 positivi, 3.800 cartoline, attrezzatura di ripresa e laboratorio oltre all'ampio e prezioso materiale documentario formano infatti un patrimonio iconografico davvero straordinario per poliedricità e qualità.
Miniera di informazioni e spunti per la storia sociale e artistica del territorio veneziano nel periodo 1885-1920, il Fondo Filippi, catalogato secondo i parametri ICCD-F, è oggi comodamente consultabile on line (www.tomasofilippi.it). Le quattro esposizioni finora realizzate -corredate da catalogo e cd-rom- hanno riscosso grande successo di pubblico e critica.
La Fondazione Querini Stampalia di Venezia ha ospitato in due tempi le mostre "Venezia tra Ottocento e Novecento" (antologica rappresentativa di tutto il ventaglio di interessi trattati dal fotografo) e "Venezia paesaggio ottocentesco" (sul vedutismo e le scene di genere, temi paradigmatici dell'attività fotografica del XIX secolo), mentre il Museo Civico di Chioggia ha presentato "Chioggia Ottocento" sulla documentazione dell'entroterra lagunare, sezione di freschezza straordinaria ed eccezionale modernità, comparabile oggi alla prima fotografia sociale americana.
Ultima in ordine cronologico la mostra "Omaggio a Tomaso Filippi", evento della manifestazione VeneziaImmagine tenutasi presso il Padiglione Italia dei Giardini della Biennale nell'aprile 2004. Tomaso Filippi si staglia in modo nettamente innovativo rispetto all'estetica del suo tempo sia per capacità compositive e organizzazione visiva che per la tensione realista che connota anche la produzione più forzatamente commerciale e oleografica. Egli rimane tutta la vita il punto di riferimento non solo per la Soprintendenza, l'Accademia di Belle Arti, il Comune e la Biennale (ancora Esposizione Internazionale d'Arte e di cui è fotografo ufficiale: oggi l'Asac conserva i 956 negativi e gli 800 positivi da lui stesso ceduti nel 1929), ma anche per i privati, quali artisti, studiosi, industrie e committenze diverse, che a lui, celebre per rigore di stile e tecnica, si rivolgono per campagne di riproduzione e documentazione artistica.
Diplomatosi all'Accademia di Belle Arti, Filippi entra a bottega nell'atelier di Carlo Naya (al tempo una delle più rinomate ditte fotografiche in Europa) diventandone presto il collaboratore più fidato e finendo quindi per assumerne la direzione. Nel 1895, deciso a uscire dall'ombra degli operatori anonimi, inizia un'attività di produzione e vendita in proprio che si fermerà solo un anno dopo la morte. La sua produzione anticipa il linguaggio fotografico moderno destinato a conquistare, proprio al termine della sua vita, quella considerazione di critica e di pubblico che ne faranno il mezzo di espressione più potente e completo del XX secolo.
Il Fondo Filippi è significativo anche per la storia dell'assistenza veneziana in quanto nel 1981 è l'ultima figlia vivente del fotografo, allora ospite della Casa di Riposo Ss. Giovanni e Paolo dell'IRE, a donare l'archivio paterno perché venisse tutelato e valorizzato dall'Ufficio che conserva e cura il Patrimonio Artistico e Archivistico dell'Ente.